Quando si parla di farmaci, la polemica è sempre dietro l’angolo. Anche perché è difficile restare impassibili quando un medicinale passa, da un giorno all’altro, da 15 euro a 387.

E’ il caso del farmaco Myleran, che è passato dalla fascia A, a carico del sistema sanitario nazionale, alla fascia C, ovvero a carico del paziente. Numerose le segnalazioni di cittadini giunte in queste settimane al PIT Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato che chiede che il farmaco torni subito in fascia A.

Il medicinale, infatti, è essenziale per la cura di gravi patologie quali la policitemia vera, la mielofibrosi, la leucemia granulocitica cronica e la trombocitemia. Quest’estate è stato riclassificato in fascia C dall’AIFA, su richiesta del produttore, in considerazione del fatto che esistono alternative terapeutiche. Il risultato è che si è passati da un costo per il SSN di 15,79 euro a 387,84 euro per il paziente e la valida alternativa terapeutica individuata, di fatto, non va bene per tutti, come certificano gli specialisti.

Per questo è stato sollecitato un intervento risolutivo da parte delle Istituzioni competenti per garantire che nei casi in cui il medico certifichi l’indispensabilità ed insostituibilità di Myleran, il farmaco sia a carico del SSN.

Nel passaggio dalla fascia A alla fascia C di alcuni farmaci, soprattutto se indispensabili e insostituibili per patologie gravi, a rimetterci non possono essere i Pazienti che, a causa del vertiginoso aumento dei costi scaricati sulle loro tasche – oltre 300 euro a confezione nel caso del Myleran – ci dicono che potrebbero rinunciare persino a curarsi. Tutto questo non è compatibile con i principi del Servizio Sanitario Nazionale. Forse qualcosa nella riclassificazione non ha funzionato come avrebbe dovuto. Attendiamo urgenti risposte concrete da parte delle Istituzioni!.

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