L’intento dell’Aifa è chiaro: far credere che le liberalizzazioni non portano vantaggi ai Cittadini”: questa la risposta arrivata dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF) che contesta l’analisi su spesa e consumi fatti dall’Agenzia, soprattutto in un punto: il peso dello switch dei medicinali, ovvero il passaggio da farmaci con obbligo di ricetta a farmaci senza ricetta.

“ieri l’AIFA ha provato a cambiare le carte in tavola dando un’interpretazione tutta di parte dei dati relativi ai consumi e alla spesa degli italiani sui farmaci con obbligo di ricetta e da banco (SOP e OTC)”. Il primo dato che il Movimento contesta riguarda il minore calo dei consumi dei farmaci da banco rispetto agli altri. “Sbagliato e in maniera grossolana. I consumi dei farmaci da banco dal 2006 al 2011 sono rimasti sostanzialmente stabili, anzi sono leggermente diminuiti (-4%), poi nel 2012 c’è stato lo switch dei medicinali, ovvero il passaggio di alcuni farmaci con obbligo di ricetta a senza ricetta medica, ed è quindi chiaro che il consumo di quel farmaco spostato a senza ricetta si è aggiunto a quelli da banco – dicono i liberi farmacisti – Quindi i consumi dei farmaci con obbligo di ricetta sono diminuiti e quelli da banco aumentati, ma non perché gli italiani ne hanno consumati di più, semplicemente per il loro spostamento da un regime all’altro”.

Non viene accolta neanche la spiegazione di un aumento del prezzo maggiore per i farmaci da banco rispetto a quelli con obbligo di ricetta. “La spesa dei farmaci da banco sino al 2011 è aumentata in sei anni dello 0,9%, ovvero ogni 10 euro di spesa l’aumento è stato di 90 centesimi. Sino ad allora non era stato così per i farmaci con obbligo di ricetta ove nello stesso periodo (2006/2011) la spesa in milioni era aumentata  quasi del 5% (4,9%). Poi nel 2012 con il trasferimento di alcuni farmaci con obbligo di ricetta a senza prescrizione medica si è avuto l’aumento della spesa per i farmaci da banco e la fisiologica diminuzione per quelli con ricetta”.

I dati dell’Aifa sono stati contestati anche dalle parafarmacie dell’Anpi. “Le confezioni di farmaci da banco acquistate dal 2006 al 2013 sono scese del 7,4%, quelle dei fascia C con ricetta (venduti solo in farmacia) del 15,7%. Ecco, fa notare Aifa, l’uso di prodotti della prima categoria è calato meno, e questo sarebbe dovuto all’ingresso nelle parafarmacie. Quello che Pani omette di dire – dice l’Anpi – è che il dato risulta falsato dal Delisting dei farmaci da C-OP a farmaci C-SOP e OTC avvenuto in due tranche nel 2012. Delisting che ha interessato ben 430 farmaci”.

L’Anpi fra l’altro si dichiara preoccupata per il calo dei consumi dei farmaci non dispensati dal servizio sanitario nazionale: costano troppo e i cittadini rinunciano all’acquisto. Dice l’Anpi: “Sempre più persone a causa della crisi economica rinunciano a curarsi a causa dell’elevato prezzo dei farmaci e del sempre maggior numero di farmaci che non sono più dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale non considerati salvavita. Invitiamo pertanto l’ AIFA a svolgere con puntualità e precisione il ruolo che le spetta che è quello di garantire l’accesso sicuro al farmaco da parte di cittadini ed evitare esternazioni assolutamente fuori luogo!!”.

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