Cosa hanno in comune le multinazionali, il fast food e la garanzia dell’accesso al cibo per il pianeta? Poco a dire il vero. McDonald’s avrà infatti un padiglione/ristorante che “rappresenterà una vetrina non solo sull’azienda, ma sulle filiere agricole italiane partner del marchio globale”, si legge in una nota Expo dove si annuncia la presenza dell’azienda alla manifestazione. Non solo. Anche un progetto insieme e patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali: “Fattore Futuro”, con l’obiettivo di accompagnare e aiutare i giovani agricoltori nello sviluppo delle loro aziende.

L’iniziativa si rivolge a imprenditori agricoli italiani con meno di 40 anni che hanno un progetto di innovazione e sostenibilità per la propria azienda, e offre a 20 di loro la possibilità di entrare a far parte dei fornitori italiani di McDonald’s per tre anni. I candidati dovranno essere agricoltori e allevatori operanti all’interno di 7 diverse filiere: carne bovina, carne avicola, pane, insalata, patata, frutta, latte.

La presenza di McDonald’s insieme a quella di Coca Cola e della grande industria non può non far riflettere sulle contraddizioni che si possono incontrare tra la sfida della lotta alla sicurezza alimentare e accesso al cibo e gli interessi dei protagonisti. Contraddizione che Slow Food non ha mancato di rimarcare: “Come si fa a promuovere la Carta di Milano, accogliendo le parole di Papa Francesco e di Carlo Petrini come un punto di riferimento e poi spingersi non solo ad accogliere McDonald’s, ma addirittura costruirci assieme un progetto che ambisce a essere contributo di contenuti?”

L’associazione sottolinea infatti come Expo rischi fortemente di “perdere una grande occasione: quella di sensibilizzare milioni di visitatori a prestare maggiore attenzione verso un cibo più sostenibile, più equo, più sano; quella di indicare una rotta su come nutrire il pianeta nei prossimi anni. Quella di dare delle risposte. La presenza di McDonald’s, come quella di Coca-Cola, e di chissà quanti altri che cosa dicono invece a questi milioni di visitatori? Che nutrire il pianeta o ingozzarlo, prendersene cura o esaurirne le risorse sembrano essere la stessa cosa”.

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