Gli Stati membri possono imporre alle imprese di assicurazione sulla vita di comunicare ai clienti informazioni diverse da quelle elencate nella direttiva. Basta che le imprese possano identificare tali informazioni supplementari con sufficiente prevedibilità. E’ quanto precisa oggi una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che si esprime su una controversia tra un cittadino olandese e l’assicurazione con cui egli ha stipulato una polizza denominata “Investimento flessibile assicurato”.

Nel contratto di assicurazione era previsto il versamento di un capitale fisso e garantito se il contraente fosse deceduto prima della scadenza. Ma proprio su questo punto, ovvero sulle informazioni su costi e premi per la copertura del rischio in caso di decesso, è emerso un conflitto.

Il Tribunale dei Paesi Bassi, investito della controversia, ha chiesto alla Corte di giustizia se le disposizioni della direttiva assicurazione vita ostino a che un’impresa di assicurazione sia tenuta, sul fondamento di principi generali di diritto olandese, quali gli “standard aperti e/o norme non scritte”, a comunicare al contraente talune informazioni supplementari rispetto a quelle elencate nella direttiva.

Nella sentenza odierna la Corte ricorda che dalla direttiva risulta che le informazioni supplementari che gli Stati membri possono imporre devono essere chiare, precise e necessarie alla comprensione effettiva delle caratteristiche essenziali dei prodotti assicurativi che sono proposti al contraente. Un obbligo di fornire informazioni supplementari può pertanto essere imposto unicamente nella misura in cui sia necessario alla realizzazione dell’obiettivo di informazione del contraente e laddove le informazioni richieste siano sufficientemente precise e chiare per raggiungere siffatto obiettivo e quindi garantire alle imprese assicuratrici un livello di certezza del diritto sufficiente.

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