Fa discutere il via libera arrivato dall’Agcom al piano di Poste Italiane che prevede la consegna della corrispondenza a giorni alterni in 5.296 Comuni d’Italia. “La delibera dell’Agcom che autorizza Poste Italiane a consegnare la corrispondenza a giorni alterni al 25% della popolazione è conforme al diritto europeo?” chiede il Viceministro della Giustizia E. Costa.

“Molti elementi fanno pensare che l’Europa non apprezzerà una simile, quasi illimitata deroga al servizio universale – Ciò implicherà che Governo e Parlamento dovranno ora avviare una riflessione, perché è evidente che si è andati molto oltre lo spirito del legislatore: la legge di stabilità (e l’Europa) ammette infatti la deroga al servizio universale solo “in presenza di particolari situazioni di natura infrastrutturale e geografica”. La deroga, insomma, non può diventare la normalità”.

“Veder compromessi i servizi basilari significa non rendersi conto del ruolo di presidio sociale che talune funzioni rivestono. Che destino avrebbero, poi, tutti i giornali – quotidiani e settimanali – recapitati in abbonamento? Tutto ciò è inaccettabile e rappresenta una minaccia al diritto sacrosanto di ciascuno di usufruire dei servizi universali”.

Secondo la Fieg, infatti, si “rischia di pregiudicare l’accesso all’informazione da parte dei Cittadini nel 65% dei Comuni italiani. “Deroghe al principio della direttiva europea sul mercato dei servizi postali – che prescrive la distribuzione a domicilio della posta almeno 5 giorni lavorativi a settimana – dell’ampiezza di quella che Agcom ha concesso a Poste Italiane,  che investe il 25% della popolazione italiana, non sono mai state concesse – dichiara il presidente della Fieg – L’eccezione massima finora consentita è stata per la Grecia. Ma riguarda meno del 7% della popolazione disseminata in migliaia di piccole isole. In altri Paesi sono state riconosciute deroghe, ma sempre limitate a meno dell’1% della popolazione, non al 25% come in Italia. All’inaccettabile ampiezza del perimetro della deroga si aggiunge il fatto che in molti degli oltre 5mila comuni interessati il recapito postale costituisce l’unico mezzo di accesso alla stampa”.

 “Se il piano di Poste Italiane, relativamente alla consegna dei giornali, dovesse restare così com’è – conclude Costa – non supererebbe l’esame della Commissione europea, già sollecitata sia dalla Fieg sia dal Vice Presidente D. Sassoli con l’interrogazione presentata il 15 giugno scorso e in attesa di risposta, con il rischio dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione contro l’Italia”.

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