Sull’arbitrato per la risoluzione delle controversie fra investitori e Stati bisogna “riaprire subito il negoziato con il Canada”, perché le modifiche che si stanno apportando al meccanismo previsto nel TTIP, il partenariato transatlantico su commercio e investimenti fra Ue e Stati Uniti, possono essere aggirate da aziende e multinazionali attraverso le imprese sussidiarie in Canada. Prosegue con questa richiesta la battaglia della campagna Stop TTIP nei confronti dell’arbitrato internazionale.

Il meccanismo consente di fatto a un’impresa di citare in giudizio gli Stati che introducono normative considerate lesive dei propri interessi. Nella risoluzione approvata qualche giorno fa il Parlamento europeo ha previsto un accordo di compromesso sugli strumenti di risoluzione delle controversie fra investitori e Stato: un nuovo sistema giudiziario, gestito da giudici nominati pubblicamente e soggetti e regole di controllo e di trasparenza. Per la campagna Stop TTIP in realtà cambierà il nome dell’arbitrato ISDS (investor-to-state dispute settlement) ma non la sostanza, perché si manterrà uno spazio arbitrale senza appello cui le imprese potranno ricorrere all’interno di una causa commerciale. C’è di più: qualunque modifica sull’arbitrato inserita nel TTIP rischia di venire annullata, sostiene la campagna, dall’arbitrato esistente nel trattato col Canada.

Così ieri i promotori della campagna hanno consegnato un documento di una decina di pagine al Ministero dello Sviluppo economico con la richiesta formale al Governo italiano, “come membro di diritto del Consiglio europeo”, di far riaprire quanto prima il Capitolo Investimenti dell’accordo di libero scambio con il Canada (CETA), concluso nel settembre 2014 e in fase di revisione delle bozze, rendendolo coerente con i cambiamenti che verranno applicati nel parallelo negoziato sul TTIP.

Nel documento si evidenzia come decine siano le imprese statunitensi con sussidiarie in Canada che potrebbero utilizzare l’arbitrato previsto nell’accordo con il Canada, senza minimamente considerare qualsiasi riforma portata avanti all’interno dell’accordo TTIP. La campagna continua a ritenere rischioso un arbitrato di tutela degli investimenti, sia privato sia riformato, ma ritiene che ad oggi lo scenario più probabile con un ISDS “vecchio stile” in Canada e uno riformato nel TTIP Ue-Usa “sia la soluzione peggiore”. Scrivono dunque i promotori della campagna: “Pur ribadendo la ferma opposizione a ogni forma di arbitrato tra Unione europea e Stati Uniti e tra Unione europea e Canada, ma vista la situazione di assoluta rischiosità nell’avere sistemi di tutela degli investimenti tanto diversi tra Parti contraenti così interconnesse (CETA – Canada/UE, TTIP – USA/UE, NAFTA –Canada/USA/Messico) la Campagna Stop TTIP Italia chiede formalmente al Governo italiano, come membro di diritto del Consiglio europeo, di farsi interprete della richiesta di riaprire quanto prima il Capitolo Investimenti del CETA rendendolo coerente con i cambiamenti che verranno applicati nel parallelo negoziato sul TTIP”.

“Pur rimanendo fermamente contrari al TTIP e all’inserimento di un arbitrato di tutela degli investimenti (sia privato sia riformato) nel Trattato transatlantico” sottolinea Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia “siamo convinti che lo scenario ad oggi più probabile, con un ISDS vecchio stile nel Canada ed uno riformato nel TTIP, sia la soluzione peggiore, perché consentirebbe alle imprese statunitensi (o delle controllate straniere negli USA) con sussidiarie canadesi di denunciare gli Stati membri dell’Unione europea, aggirando senza problemi la presunta riforma dell’arbitrato prevista nel TTIP”. Oggi prosegue la mobilitazione online della sigla, che sarà presente a Bruxelles fino a domani per monitorare il nuovo ciclo negoziale sul TTIP previsto in questa settimana e per partecipare all’incontro delle reti internazionali Stop TTIP in vista delle mobilitazioni in agenda a ottobre.

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