Più o meno a sorpresa, tra gli emendamenti all’art. 32 del Ddl concorrenza, spunta la liberalizzazione dei farmaci di fascia C: tra le centinaia di modifiche presentate, rese note ieri, ce ne sono 110 che riguardano la sanità. A sollecitare l’apertura della vendita dei farmaci di fascia C alle parafarmacie è stato lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, tanto che le proposte sono arrivate sia dall’opposizione che dalla maggioranza. Si parla anche di farmacia dei servizi e di farmacia non convenzionata con il Ssn.

L’emendamento, in particolare, è quello a firma Marco Di Stefano che apre alla vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie e propone l’istituzione della farmacia non convenzionata con il Ssn al fine “di sostenere ed incentivare l’occupazione nel comparto farmaceutico, nonché rimuovere i vincoli alla concorrenza nella vendita dei prodotti farmaceutici, senza ulteriori oneri a carico del Sistema sanitario nazionale in materia di vendita dei farmaci”.

Immediato il commento del Movimento Liberi Farmacisti che da anni, ormai, si batte per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C: “La lettura degli emendamenti al Ddl Concorrenza (C. 3012) in discussione presso le Commissioni Finanze e Attività Produttive evidenzia una realtà: maggioranza e opposizione vogliono la liberalizzazione de farmaci di fascia C” commenta Agnese Antonaci, Vice Presidente del MNLF e componente della Confederazione Unitaria delle Libere Parafarmacie Italiane.

“Quando viene espressa una volontà trasversale così importante per numero di emendamenti e origine degli stessi, non si può far finta di niente ed è necessario tradurre questa volontà in legge. La liberalizzazione dei farmaci di fascia C è richiesta dai consumatori, dai professionisti e perfino da organismi importanti come il Fondo Monetario Internazionale che chiede modifiche sostanziali all’attuale accesso alla professione di farmacista. La volontà trasversale di cambiamento deve essere tradotta in norma e i due relatori del Ddl non potranno non tenerne conto quando presenteranno le proprie osservazioni. Il governo colga al volo questa possibilità di creare 5000 nuovi posti di lavoro, 3000/3500 nuove aziende, risparmi per 500 milioni l’anno e 700 di nuovi investimenti. Il Ddl Concorrenza è una tessera importante di quel mosaico che per l’Italia si chiama “crescita economica”, depotenziarlo per ascoltare i veti minoritari dei portatori d’interessi corporativi sarebbe un grave errore”.

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