Continua a far discutere il provvedimento del Ministero della Salute sul “taglio” alle prestazioni sanitarie a rischio di inappropriatezza. I medici sono sulle barricate e hanno promesso agitazioni, mentre il Ministro della Salute Lorenzin rassicura: a guadagnarci non sarà la sanità privata!!.

Il Ministero della Salute nei giorni scorsi ha presentato ai sindacati dei medici il decreto sulle prestazioni sanitarie considerate inappropriate: si tratta di 208 prestazioni a rischio “spreco” che comprendono tac, risonanze magnetiche, odontoiatria, prestazioni di laboratorio, test allergici e genetici. Una lista di prestazioni che potranno essere ottenute solo rispettando delle condizioni di derogabilità: in caso contrario saranno a carico dei cittadini. Uno degli aspetti che più sta facendo discutere è la previsione di sanzioni pecuniarie per i medici che prescriveranno accertamenti e prestazioni sanitarie considerate inappropriate.

Intervistata da Quotidiano Sanità il ministro della Salute Lorenzin sottolinea che non voleva le sanzioni: “Le sanzioni sono state volute fortemente dalle Regioni e addirittura in un primo momento si voleva che scattassero automaticamente alla Corte dei Conti”. Il ministro poi ribadisce: “non è che se un medico prescrive una lastra in più scatterà chissà cosa, stiamo parlando di casi macroscopici di eccesso prescrittivo che comunque potranno essere motivati e discussi in contraddittorio dal medico prima che scatti un’eventuale sanzione”. Quotidiano Sanità chiede poi al ministro se alla fine ci guadagnerà la sanità privata. Risponde Lorenzin: “Assolutamente no. Il fatto che lo Stato decida di non rimborsare prestazioni giudicate non appropriate è un dovere che abbiamo anche nei confronti dei cittadini che finanziano la sanità pubblica. Questo vale oggi che abbiamo risorse limitate ma vale in assoluto, perché, pur in presenza di risorse illimitate, non è giustificabile che se qualcuno vuole comunque farsi un esame sconsigliato, il pubblico glielo debba pagare. Anzi è oggi, con troppe prestazioni non sempre necessarie, che il pubblico va spesso in difficoltà con le liste d’attesa che si allungano e che provocano, queste sì, la corsa verso il privato”.

E di fronte alla mobilitazione dei medici c’è un fronte di Consumatori che ritiene lo sciopero del tutto inappropriato che mira a tutelare più gli interessi della categoria che quelli della collettività e che i tagli agli sprechi partono dall’eliminazione degli esami inutili, perché la sanità rappresenta il settore dove si concentrano gli sprechi più costosi a danno della collettività, e perché la lotta agli sprechi deve necessariamente passare per  tagli alle prestazioni inutili che costano in Italia la bellezza di 13 miliardi di euro all’anno! Il problema, semmai, è garantire un livello di assistenza sanitaria adeguata ai pazienti, evitando distorsioni a danno degli utenti!.

Di converso gli Operatori di categoria paventano invece il rischio della medicina “astensiva” in cui il medico non prescriverà gli esami perché a rischio multa. Si vuol trasformare il medico da professionista che agisce in scienza e coscienza a funzionario amministrativo che esegue comandi dall’alto per fare cassa!.Questo proprio nel momento in cui i dati ci dicono che aumenta la popolazione che non riesce ad accedere alle prestazioni per motivi economici e liste d’attesa!.

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