Nella sua Strategia al 2020, la Commissione Europea ha fissato obiettivi importanti, che passano tutti da una stessa autostrada: l’Agenda Digitaleuna “grande opera” che prevede la realizzazione del mercato unico digitale. Gli ostacoli da superare sono ancora tanti: dal geoblocking alla tutela dei dati, dalla sharing economy alla Digital Tax. Ne abbiamo parlato nell’ambito di Consumeeting 2015, l’evento di Consumers’ Forum, con Veronica Manfredi, Capo Unità Legislazione Mercato e Consumatori della DG Giustizia.

La Commissione sta lavorando su più fronti per arrivare a un vero mercato unico digitale. Si tratta di una battaglia politica oltre che tecnologica? Quali sono i principali ostacoli a questa unificazione?

Il mercato unico digitale è esattamente il terreno sul quale pian piano tutti gli Stati membri hanno toccato con mano quanto l’unione faccia la forza, poiché agire da soli non ha granché senso. Prendiamo ad esempio le pratiche commerciali sleali: Internet è una lente di ingrandimento per tutto, quindi anche per questo tipo di pratiche e non è pensabile che un Paese affronti il problema da solo, soprattutto se si trova di fronte un grosso operatore che opera contemporaneamente in altri Stati Membri. Affrontare questi fenomeni tutti insieme è di sicuro molto più efficace. E poi c’è un’altra questione importante ed è quella del diritto d’autore, il cui quadro regolamentare è causa di frammentazione a livello europeo ed espone i consumatori al rischio del cosiddetto geoblocking. Questa è una delle ragioni per cui la consumazione di beni digitali è ristretta, visto che ogni Paese ha una sua legislazione nazionale. Risulta quindi evidente agli occhi dei nostri politici che quella del mercato unico digitale sia una sfida da affrontare tutti insieme. Sarà però inevitabile trovare ostacoli in fase legislativa, probabilmente soprattutto in sede di Consiglio, perché è lì che ogni Paese esprime le sue perplessità nel cambiare norme in vigore da anni a tutela del consumatore. Non va poi sottovalutato il fatto che, nel digitale, opera una grande varietà di attori, dalle potenti piattaforme, tipicamente anche se non esclusivamente statunitensi, alla miriade di grandi, medie e piccole, se non piccolissime, imprese e singoli consumatori. Per questo la Commissione europea ha lanciato il 23 settembre scorso due consultazioni pubbliche, in materia di ruolo delle piattaforme e geoblocking; il fine è di fotografare i vari bisogni e capire come meglio creare un quadro di azione più trasparente ed equo, fedele ai valori di cui l’Europa è portatrice. Un dato è certo: oggi, il 57% del nostro traffico online si svolge su servizi basati negli Stati Uniti.

Non rischiamo di arrivare ad un mercato digitale europeo troppo in ritardo, trovandoci a rincorrere quanto fatto in altri paesi, ad esempio negli Stati Uniti, perdendo per strada alcuni diritti conquistati?

Io credo di no, perché da un migliore funzionamento del nostro mercato digitale qui in Europa possiamo solo guadagnare, cercando di valorizzare al meglio le nostre potenzialità. Quando vedo i temi in discussione in Paesi non-UE, trovo che ci siano tanti punti di contatto con le tematiche dibattute qui in Europa, e non ho la sensazione che, ad esempio, gli Stati Uniti siano molto più avanti di noi. Ti faccio l’esempio della sharing economy: gli Usa non hanno ancora una risposta univoca al fenomeno e non esistono ancora regole uniformi sul come comportarsi in caso di problemi legati alle prenotazioni via Airbnb o Uber. Anche in America si stanno alzando voci, a cominciare da quelle dei concorrenti, che chiedono regole che ristabiliscano equità nelle regole di gioco di mercato. E poi ci sono anche le piattaforme che facilitano l’acquisto di beni tangibili, come eBay e Amazon: se ho dei problemi con quello che ho comprato, c’è il rischio che la piattaforma mi dica “io non sono responsabile” perché lo scambio è avvenuto tra due consumatori. La domanda è: la piattaforma è sempre stata chiara, spiegando al cliente che stava acquistando da un altro consumatore e che non avrebbe potuto invocare la garanzia legale e gli altri diritti tradizionali? In questi casi è fondamentale implementare un forte richiamo alla diligenza professionale affinché i consumatori godano dei diritti di tutela e gli operatori, anche quelli non europei ma che indirizzano le proprie strategie di marketing e vendita ai nostri consumatori, si adeguino alle normative europee.

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