Ma riserve ci sono anche sull’articolo 2 del ddl che prevede la facoltà dei Comuni di predisporre “accordi territoriali non vincolanti” sugli orari dei negozi, con incentivi fiscali a favore delle micro, piccole e medie imprese che accettano di aderire. “Si tratta indubbiamente – a giudizio dell’Antitrust – di una previsione suscettibile di ricondurre la definizione degli orari alla pianificazione degli enti territoriali, rischiando così di legittimare la reintroduzione di limiti stringenti all’autonomia delle imprese”. Per l’Antitrust ci sono problemi anche con l’articolo 3, che attribuisce al sindaco il potere di definire, per un periodo massimo di tre mesi, gli orari dei pubblici esercizi e delle attività commerciali e artigianali in determinate zone del territorio, più frequentate nelle ore notturne. “Tale potere – ha eccepito Pitruzzella – appare particolarmente penetrante nella misura in cui consente ai sindaci di definire gli orari di apertura in termini generali”, mentre “l’introduzione di vincoli alla libera iniziativa economica dovrebbe essere limitata a quanto strettamente necessario per il perseguimento di specifiche esigenze di interesse pubblico”.

L’interpretazione dell’Antitrust è però contestata da Confcommercio. “Pur rispettando il parere dell’Antitrust, Confcommercio ritene che il Presidente Pitruzzella abbia enfatizzato i timori legati all’approvazione delle nuove norme in materia di orari attualmente in discussione al Senato – si legge in una nota – Le nuove disposizioni, infatti, lasciano intatta la libertà degli esercenti di restare aperti anche 24 ore al giorno. Quello che verrebbe introdotto è soltanto l’obbligo di chiusura nelle 12 festività nazionali 6 delle quali potrebbero tuttavia essere sostituite dagli esercenti con altrettanti giorni a loro libera scelta. Ci sembra una regolamentazione minima, ragionevole e  assolutamente compatibile con i principi e le prassi prevalenti in Europa in materia di libertà di concorrenza”.

Non è dello stesso avviso l’Unione Nazionale Consumatori che parla di dietrofront e di proposte non accettabili perché burocratiche e complicate. “Il disegno di legge rappresenta un dietrofront rispetto all’unica effettiva e reale liberalizzazione intervenuta dopo il periodo delle cosiddette lenzuolate Bersani – Una restaurazione inaccettabile ed anacronistica, indicativa di una incapacità di progredire verso un libero mercato, svincolato da restrizioni e regole assurde che certo non perseguono l’interesse dei consumatori e che non rappresentano la volontà degli italiani”. Insieme all’UNC, anche il Movimento Difesa del Cittadino, Cittadinanzattiva e Altroconsumo sono a favore dell’apertura domenicale dei negozi; diversa invece la posizione di Federconsumatori, che insieme ai Sindacati si è dichiarata contraria alle aperture domenicali.

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