Nel settore taxi, NCC e piattaforme di servizi tecnologici per la mobilità – che significa sharing economy e dunque anche Uber – servono riforme legislative, non aule di tribunale. “Auspichiamo che il legislatore si faccia quanto prima carico delle necessarie riforme nel convincimento che problemi di policy come questo non possano essere risolti nelle aule di tribunale”. Lo ha detto oggi il presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti nella sua Relazione annuale.

Fra le attività svolte dall’Autorità – costituita nel settembre 2013 e operativa da gennaio 2014 – c’è infatti il recente atto di segnalazione invitato al Governo e al Parlamento sull’autotrasporto di persone non di linea (taxi, NCC e piattaforme di servizi tecnologici per la mobilità). Questo, ha spiegato Camanzi, “si propone di far emergere i nuovi mercati e le relative problematiche regolatorie affinché domanda e offerta di servizi si incontrino in modo trasparente e nel rispetto delle regole proprie di ogni attività economica d’impresa”. L’uso diffuso delle tecnologie informatiche applicate alla mobilità, si legge nel Rapporto annuale, incide sia sulla domanda e sui comportamenti degli utenti sia sull’offerta dei servizi di trasporto locale non di linea; la disciplina dei servizi taxi e NCC, insieme alle norme regionali e degli enti locali, “non sembrano più adeguate al perseguimento dei principi di concorrenza e di tutela dell’utenza del settore”. Nel settore dei trasporti c’è infatti un enorme cambiamento legato allo sviluppo delle tecnologie e alle nuove abitudini degli utenti: nasce dunque una domanda di mobilità che si esprime in modo diverso rispetto agli anni passati.

L’apertura di fatto alla sharing economy intesa come opportunità per il paese, e la necessità di intervenire con le norme e non nelle “aule di tribunale” perché vengano introdotto modifiche legislative che facciano emerge questa domanda di mobilità urbana, hanno raccolto immediatamente l’avallo delle AA.CC. che da tempo sollecitano al Parlamento di reintrodurre nel ddl concorrenza il capitolo sul trasporto pubblico non di linea, accantonato per l’opposizione dei tassisti, accogliendo le proposte formulate dall’Authority. Le sentenze contro Uber-pop rappresentano un’entrata a gamba tesa sulla materia. I giudici non possono bloccare il nuovo che avanza, ostinandosi a inquadrare Uber nelle norme attuali, che prevedono solo taxi o NCC. Uber, come chiarito dall’Authority, è una terza formula di trasporto non di linea, che rientra nei servizi tecnologici per la mobilità. Il vuoto normativo va urgentemente colmato dal Parlamento, non a suon di sentenze!!

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