Il canone Rai nella bolletta dell’elettricità è un obbrobrio giuridico che il Governo, con modalità peraltro pasticciate che presentano aspetti critici e poco chiari, sta cercando di introdurre forzosamente nel nostro Ordinamento”. E’ quanto tuona Altroconsumo che sottolinea come il Governo, invece di concentrarsi seriamente su una riforma della Rai che la renda più efficiente, moderna e rispettosa dei diritti dei Cittadini, vuole trasformare illegittimamente la bolletta elettrica in uno strumento per fare cassa, una sorta di bancomat!!.

Per questo i Consumatori hanno scritto ieri al Premier Renzi, al Ministro dell’Economia Padoan, e ai Presidenti di Senato e Camera, Grasso e Boldrini. “L’art. 76 della legge di stabilità prevede che il pagamento del canone Rai avvenga attraverso l’estensione del mandato di addebito diretto. Peccato che nella norma si faccia menzione al mandato rilasciato agli intermediari finanziari e non a quello dato alle società di fornitura elettrica come prevedono le regole Sepa. L’attuale formulazione, non prendendo in considerazione questo particolare aspetto, rende di fatto la norma inapplicabile.

Con la bolletta dell’energia elettrica si paga un servizio, la fornitura di corrente elettrica, che non riguarda la televisione. Legare il pagamento del canone Rai a questo tipo di contratto è impensabile. Sarebbe molto più complicata anche la gestione del contenzioso per errori sul calcolo della somma da pagare: in caso di contestazione dell’importo della bolletta, e non anche della rata del canone, il Consumatore potrebbe vedersi arrivare una sanzione per mancato pagamento del canone Rai. La bolletta della luce deve essere chiara, facilmente comprensibile e non deve incorporare il canone Rai.

Gli oltre 45000 Cittadini che hanno finora supportato la petizione, chiedono al Governo di eliminare dalla legge di stabilità questo provvedimento assurdo e irrispettoso dei loro diritti. Nel caso in cui le Istituzioni non accogliessero le istanze di Altroconsumo, la battaglia dei Consumatori proseguirà anche dopo l’approvazione della legge.

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